CONCLUSIONE
La pubblicità e i mass media hanno non solo un’importanza economica, di stimolo dei consumi e creativa (intesa come espressione artistica), politica (intesa come mezzo per ottenere il consenso) ma hanno anche una rilevanza, forse meno evidente ma non meno importante, sulla società e sulla cultura.
I mass media hanno infatti, operato nel tempo una trasformazione socio - culturale: hanno sostituito la cultura popolare, quella per intenderci dei nostri nonni, basata sulla tradizione, sui fatti concreti e familiari, con la cultura di massa e con la cultura spettacolo.
La cultura popolare era una cultura di classe, nel senso che era rivolta ad un pubblico delimitato. La cultura di massa si rivolge a tutti; cerca di soddisfare tutta la gamma degli interessi; privilegia l’immagine.
Il risultato era una omogeneizzazione e standardizzazione culturale, un’identità dei valori di consumo, che tende ad attenuare le differenziazioni e che spinge verso l’accettazione acritica di certi valori, modelli, gusti e comportamenti.
La pubblicità è il cuore economico di questa cultura di massa, di questa società del benessere, che ha come comandamento etico, come dovere il consumo, l’aspirazione ad un certo tenore di vita.
La pervasività può dei mass media può incidere negativamente sui diritti personali dell’individuo e sulla scala dei valori della vita che si sceglie.
Nell’ambiente giovanile di oggi, ad esempio, un ragazzo per essere accettato dal gruppo deve necessariamente indossare abiti firmati che siano alla moda e al passo coi tempi. Questo per evitare di essere esclusi e rimanere isolati. Lo stesso vale per un adulto che magari, per sentirsi realizzato deve possedere obbligatoriamente un’auto costosa o una grande casa. Questo ci insegna che oggi determinati consumi e scelte devono far parte necessariamente nelle nostre abitudini se non si vuole correre il rischio di "rimanere fuori". E pensare che un tempo per ritenersi realizzato era sufficiente sapere di essere una persona onesta e avere la sera a cena riuniti tutti i propri cari. Ecco allora che questa nuova società dei consumi nasconde i valori fondamentali che poi sono i pilastri di una società: la famiglia, l’amore, l’altruismo. Oggi, si corre ininterrottamente con lo scopo di guadagnare più soldi e ci si dimentica dei figli, dell’affetto inteso non come soddisfazioni materiali ma come attenzione e amore. Pensando a tutto ciò, mi chiedo se ne vale veramente la pena; se comprarsi un’auto costosa, vista chissà quante volte in televisione (magari per far ingelosire il collega di lavoro) significa trascurare il proprio bambino per lavorare di più, allora credo che era meglio quando la televisione non c’era e l’unico pensiero era stare vicino ai figli. Bisogna avere un atteggiamento consapevole verso i media e il messaggio che ci vogliono trasmettere. Bisogna saper distinguere quello che è un’informazione circa un prodotto e un servizio da quello che è un condizionamento culturale che ci impone uno stile di vita, una visione del mondo.
Quindi, come ho già detto inizialmente non esiste una pubblicità "buona" o "cattiva", dipende da noi, dalla nostra consapevolezza e capacità critica.
Nella formazione di questa capacità la scuola ha un compito fondamentale.