J. T. KLAPPER

GLI EFFETTI SOCIALI DELLA COMUNICAZIONE DI MASSA

 

In questo saggio vengono affrontati sia l’effetto della comunicazione di massa sui gusti estetici e intellettuali del pubblico sia il problema di come quegli ascoltatori sono influenzati dal crimine e dalla violenza che è presentato nella comunicazione di massa. Innanzitutto l’autore fa rilevare che il pubblico della comunicazione di massa è costituito da persone che vivono insieme ad altri individui all’interno di determinate istituzioni sociali. Ognuna di queste persone è stata soggetto, e forse continua ancora ad esserlo, di numerose influenze oltre che di quella della comunicazione di massa. Lo stesso neonato crescendo, assume le opinioni, i valori e le tendenze comportamentali dei sui genitori. Poi, maturando, si mira verso altri obiettivi e ideali. Le persone generalmente tendono a leggere, a guardare e ad ascoltare le comunicazioni che presentano punti di vista verso i quali essi stessi provano simpatia e tendono ad evitare comunicazioni di tono differenti. Tuttavia decine di indagini dimostrano che le persone si espongono alla comunicazione di massa in modo selettivo. Esse selezionano materiale che è in accordo con le loro vedute e quegli interessi, evitando quello che invece è in disaccordo. Infatti, le persone che sono esposte alle comunicazioni verso cui non hanno simpatia non di rado travisano i contenuti in modo tale che finiscono per percepire il messaggio come se sostenesse il loro punto di vista. Ciò significa che la comunicazione di massa non tenderà a cambiare il loro punto di vista; anzi, è di gran lunga più probabile che essa rafforzerà le opinioni preesistenti.

Vi sono altri fattori, oltre a quelli selettivi, che tendono a rendere la comunicazione di massa più probabilmente un agente di consolidamento più che di cambiamento. Uno di essi riguarda i gruppi e le leggi dei gruppi ai quali un membro appartiene. Un altro riguarda i processi dell’influenza reciproca e un terzo, gli aspetti economici degli strumenti di massa. I membri del pubblico non si presentano alla radio o alla televisione o al giornale in uno stato di "nudità psicologica"; essi sono, invece, rivestiti e protetti da predisposizioni esistenti, da processi selettivi, ecc.

Questo non significa che le comunicazioni di massa non possono mai produrre cambiamenti nelle idee e nei gusti o nei valori o nel comportamento del pubblico. Esistono dei fattori rafforzativi che, qualche volta, elevano la probabilità che le comunicazioni di massa svolgano la loro funzione a favore del loro cambiamento. In tali casi la comunicazione di massa serve generalmente a d alimentare e a rinforzare i gusti già esistenti del pubblico oppure a rinnovarli, ma comunque mai a peggiorarli o a migliorarli. I bambini sembrano essere, secondo il sociologo Klapper, particolarmente adatti per verificare tale cambiamento di gusti, in bene o in male. Con l’età infatti, cambiano molti dei loro aspetti fisici e psicologici; il problema sta nel predisporli in modo tale da farli procedere non solo verso il materiale progettato per gli adulti ma anche verso un materiale per adulti sempre maggiore. Tuttavia spesso succede che i mass media trasmettano immagini di crimini e di violenza. E, sempre secondo l’autore, i bambini che non hanno avuto rapporti soddisfacenti con i loro coetanei si sentono non solo attratti da queste scene ma tendono a riprodurle nelle loro fantasie e nei giochi.

I media così, sembrano essere elemento primo determinante delle tendenze comportamentali ma anche rafforzanti di simili tendenze. I loro effetti sociali dipenderanno soprattutto da come la società. Nel suo insieme, e in particolare quelle istituzioni come la famiglia, la scuola, la chiesa, forma i componenti di quel pubblico a cui la comunicazione di massa si rivolge.