LA LIBERTA' DI PENSIERO
Più che di libertà di pensiero si dovrebbe parlare di libertà di esternare, cioè di rendere esterno il proprio pensiero. I mezzi con i quali una persona può manifestare il proprio pensiero sono numerosi: la parola, innanzi tutto, poi lo scritto, la stampa, l'uso dei mass media (radio, teatro, cinema, televisione) o anche la partecipazione ad uno spettacolo, la ricerca artistica o scientifica. L’ art. 21 della Costituzione, così recita:
" Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dall'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni ".
Anche la libertà di insegnamento (art. 33) rientra nel campo di manifestazione del pensiero, così come la libertà di professare e di manifestare la propria adesione a un credo religioso (art. 19).
La parola è ovviamente il mezzo più semplice e immediato con cui ognuno può manifestare il proprio pensiero. Essa viene riconosciuta a tutti, salvo di dover rispondere delle eventuali offese o calunnie nei confronti dei terzi, perché, naturalmente libertà di parola non significa libertà di insulto.
Problemi maggiori possono emergere quando la manifestazione del pensiero avviene per mezzo dei mass media (informazione a mezzo stampa, radio, televisione) poiché, in tal caso, le informazioni devono essere esposte in modo corretto e veritiero.
La libertà di stampa, ad esempio, è una garanzia di diffusione della libertà del cittadino, perché consente l'esercizio di libertà critica nei confronti di coloro che governano e amministrano, consente il dibattito delle idee e dei principi e infine permette di portare a conoscenza di tutti i problemi della vita politica, economica e culturale. Naturalmente la libertà di stampa non è licenza: essa trova un limite nel costume e nella legge. Nessuno può insultare o calunniare gli altri a mezzo stampa. In simili situazioni ne risponderebbe il direttore responsabile del periodico o la casa editrice del libro. La responsabilità soggettiva diventa allora oggettiva perché una persona si può trovare responsabile anche se a commettere il reato è stato un altro individuo. La L. 47/48 infatti, stabilisce che ogni riproduzione tipografica o ad essa affine, deve indicare il nome del proprietario o del direttore o del vicedirettore responsabile, se si tratta di stampa periodica, mentre per quella non periodica è sufficiente indicare il nome o il domicilio dello stampatore. La ragione è arrivare all’identificazione di una persona responsabile nel caso siano commessi reati o altri abusi per mezzo di stampa. Unico rimedio pratico contro gli abusi della stampa è il sequestro, che ha carattere successivo e può essere disposto solo dopo la pubblicazione. Ad esempio, se un attore o un cantante vede diffuse a mezzo stampa delle sue foto per fare pubblicità ad un prodotto, senza che la casa produttrice abbia mai stipulato un contratto con lui, oltre al risarcimento danni, che può richiedere, gli giova anche il sequestro della pubblicazione. La norma è efficace perché in tal modo abusi di questo tipo vengono scoraggiati.
La possibilità di diffondere il proprio pensiero è aperta a tutti; sono molto meno coloro che possono usufruire di mezzi di informazione quali la radio o la TV. Ultimamente comunque, con la L. 675/95 si è provveduto anche a tutelare la privacy, esiste una tutela per l’immagine e una liberatoria per i filmati di Candin Camera: nessuno e niente può essere trasmesso in TV o stampato se non c’è l’autorizzazione dell’interessato. In più è proibita la diffusione delle immagini dei minori per qualsiasi motivo. Questo è quanto afferma la legge (Costituzione formale) ma come tutti sappiamo non sempre e non tutto viene applicato alla lettera (Costituzione materiale).A volte infatti, capita di vedere dei bambini intervistati in televisione ai quali viene sì coperto il viso, ma la voce resta invariata; oppure quando si vedono delle abitazioni col numero civico oscurato. Sicuramente chi non conosce quel posto non saprà mai da chi è abitato, mentre i vicini di quella casa, senza dubbio riconosceranno il luogo e quindi le persone coinvolte.
Quindi, tutto ciò che si pubblica o è oggetto di comunicazione, anche se involontariamente, risente della mentalità, dell’esperienza e dell’interpretazione di colui che scrive.
E allora, quando leggiamo un giornale o guardiamo un telegiornale, dobbiamo anche tenere conto del giornalista? Libertà di stampa piena ed assoluta o libertà vigilata e controllata? Penso che ogni cosa abbia un proprio limite e nessuno può permettersi di dire cose senza senso o comunque senza prima aver ben pensato soprattutto quando poi queste cose vanno a danneggiare gli altri. La fame dello "scoop" ha comportato fatti molto gravi: la morte di Lady D. e così via.
La possibilità di diffondere il proprio pensiero con lo scritto è aperta a tutti; quelli che possono servirsi della carta stampata, specie se periodica sono sicuramente di meno, e ancora meno sono quelli che possono disporre dei moderni mezzi di informazione più potenti, come la televisione e la radio. Questo è un problema attuale, tuttavia è difficile trovare una soluzione. Ad esempio, nella televisione di Stato vi sono i "programmi dell’accesso" che consentono a gruppi di cittadini di far conoscere le loro opinioni su determinate situazioni. Tuttavia, la soluzione al problema generale manca. Infatti, le trasmissioni radiotelevisive sono riservate allo Stato che (per mezzo del ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, e in base ad un apposito piano) concede ad un soggetto pubblico, la Rai (una società per azioni di proprietà dello Stato) e ad un numero limitato di soggetti privati di effettuare trasmissioni televisive e radiofoniche.
La legge introduce precise regole sulla pubblicità, impone di trasmettere ogni giorno telegiornali, regola le trasmissioni in diretta e introduce il divieto per un soggetto o per un gruppo di assumere posizioni dominanti sul mercato, anche attraverso il controllo di imprese editrici di quotidiani. In questa materia esistono anche importanti norme della Comunità europea.
Lo Stato può cercare di difendere la libertà di pensiero in questo campo anche evitando il formarsi di monopoli, in modo da garantire almeno una pluralità di fonti di informazioni.
Un altro punto relativo alla libertà di pensiero riguarda anche la veridicità dell’informazione, alla quale hanno diritto tutti i cittadini. In tema di spettacoli teatrali o cinematografici, il sequestro di uno spettacolo contrario al buon costume può essere disposto dalla Procura del luogo dove è stata data la prima rappresentazione.
L’art. 33 Cost. stabilisce che" l’arte e la scienza sono libere e che libero ne è l’insegnamento". Difficile è tracciare un confine oltre al quale la scienza non possa andare, anche se i problemi relativi ai numerosi esperimenti nei più vari settori scientifici e medici lo impongono.
Un’ultima forma di libertà è quella religiosa, già contenuta nell’articolo 8 dei Principi fondamentali e ribadita dall’articolo 19. La libertà religiosa è pienamente garantita con un solo limite: il rispetto del buon costume nei riti. La libertà religiosa tutela anche la libertà di non seguire alcuna religione; l’importante è che tutti, credenti e non credenti, si rispettino l’uno con l’altro.