
Cromo Elemento di transizione della tavola periodica di simbolo
Cr e numero atomico 24.
Proprietà e fonti
Il cromo puro è di colore grigio lucente, ha densità relativa 7,19
e peso atomico 51,996; fonde a 1875 °C e bolle a 2672 °C. È
stato scoperto nel 1797 dal chimico francese Louis-Nicolas
Vauquelin, che gli attribuì il nome cromo (dal greco chroma,
"colore") alludendo alla grande varietà di colori
assunti dai suoi composti.
Il cromo può sostituire l'alluminio o il ferro in molti minerali,
conferendo loro particolari colorazioni, come si verifica nel
caso di diverse gemme. È presente in natura nella crosta
terrestre e, in piccole quantità, in organismi vegetali e
animali. Pochi minerali del cromo sono sfruttabili; tra questi il
più importante è la cromite, di formula FeCr2O4.
Nei suoi composti il cromo manifesta principalmente numeri di
ossidazione +2, +3 e +6. L'ossido, di formula Cr2O3, è impiegato
come pigmento verde mentre il dicromato di potassio K2Cr2O7, è
un solido rosso-arancio solubile in acqua che, mescolato con la
gelatina, permette di ottenere superfici fotosensibili usate nei
processi fotografici.
I cromati sono solitamente gialli; il più noto è il cromato di
piombo (PbCrO4), un solido insolubile usato come pigmento sia
puro (giallo cromo) che in miscela con il blu di Prussia (verde
cromo).
Usi
In campo metallurgico il cromo viene usato come componente di
molte leghe di ferro, nichel o cobalto alle quali conferisce
elevata durezza; negli acciai inossidabili, ad esempio, è
presente in concentrazione del 10%. Nell'industria
automobilistica è impiegato nella produzione di superfici
cromate dure, resistenti alla corrosione ed estremamente lucide.
L'alto punto di fusione, il ridotto coefficiente di espansione
termica e l'elevata stabilità strutturale consentono inoltre un
largo utilizzo della cromite come materiale refrattario. È pure
importante l'uso dei composti del cromo in conceria e in tintoria,
in particolare nella produzione di pigmenti.